OMS: il burnout è una sindrome



Al lavoro ti senti esaurito, senza energie? Ti senti cinico o affronti la giornata lavorativa con negatività? Fatichi a raggiungere gli obiettivi che ti dai?


Sei affetto da sindrome di burnout.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dopo aver valutato decenni di studi, ha riconosciuto il burnout come vera e propria sindrome e ha fornito direttive ai medici per diagnosticarla.


Diversi sono i fattori di rischio collegati al burnout. Fra i principali segnalati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità vi sono:

  • politiche sanitarie e di sicurezza inadeguate;

  • comunicazione e gestione insufficiente;

  • partecipazione limitata nel processo di decision making è scarso controllo sulla propria area di lavoro;

  • bassi livelli di supporto ai lavoratori;

  • orari inflessibili;

  • compiti e obiettivi poco chiari.


Ma cos'è il burnout?


Il termine nasce negli anni Trenta, nel mondo dell’atletica sportiva, per designare il precoce esaurimento della carriera di brillanti atleti che, dopo un inizio di successo, terminavano la loro esperienza in breve tempo, con prestazioni al di sotto delle aspettative.


Negli anni Settanta il concetto prende piede negli Stati Uniti, in riferimento a calo del rendimento dovuto al venir meno di stimoli motivazionali.


Questa problematica è stata riscontrata inizialmente in professionisti che mantengono una relazione costante e diretta con altre persone, in particolare nel settore delle professioni di aiuto.


Alla base del burnout c’è lo stesso meccanismo che regola lo stress, ovvero l’eccesso di stimolazioni esterne, che incide negativamente sull’abilità adattiva della persona. A differenza dello stress (squilibrio fra risorse disponibili e richieste del mondo esterno) il burnout corrisponde ad un insuccesso all’adattamento, accompagnato a malfunzionamento cronico. E’ una sindrome da “eccesso di impegno”.


Questa sindrome può comportare:

  • sintomi fisici (fatica, cefalea, disturbi cardiovascolari, gastrointestinali, insonnia),

  • sintomi psicologici (senso di colpa, alterazioni dell’umore, scarsa fiducia in sé, irritabilità, scarsa empatia e capacità di ascolto),

  • reazioni comportamentali (assenze e ritardi frequenti, tendenza ad evitare i contatti, scarsa creatività, ricorso a procedure standardizzate),

  • cambiamento di atteggiamenti nei confronti degli utenti/clienti (chiusura difensiva al dialogo, cinismo, spersonalizzazione dei rapporti, distacco emotivo e indifferenza ai problemi dell’altro).

Esempi di counseling di gruppo si sono rivelati efficaci per il trattamento di professionisti soggetti a burnout: per esempio gruppi di incontro e di sostegno nell’ottica dell’autoaiuto per acquisire nuove consapevolezze e intraprendere nuovi percorsi formativi in linea con la psicologia del positivo, modelli che hanno portato all’individuazione delle “caratteristiche delle persone vincenti”, alla scoperta della resilienza, alla definizione del senso di autoefficacia percepita, alla comprensione dell’intelligenza emotiva, dell’ottimismo, della creatività, dell’autostima.


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