Counseling psicologico e psicoterapia tradizionale a confronto



"Dobbiamo addentrarci in territori inesplorati, dobbiamo tornare alle sorgenti di tutto quello in cui crediamo. Non mi basta aprire una porta e mostrare al paziente la sua malattia accovacciata come un rospo! Io voglio trovare un modo per aiutare il paziente a reinventare se stesso, farlo partire per un viaggio alla fine del quale lo aspetta la persona che era destinato ad essere!"

(C.G.Jung - tratto da "A dangerous method")

Dalla prospettiva del counseling, chi richiede aiuto rimane comunque attore, protagonista e responsabile della sua stessa evoluzione. Il counselor è il catalizzatore, lo stimolo, l'occasione, che ha la persona, di trovare dentro di sé le proprie risorse. Il professionista deve svolgere la funzione di facilitatore, di mentore, di allenatore, per la naturale capacità di crescita del soggetto.

La lettura della prefazione di F. Perussia al testo “Counseling con l’intervento della procedura immaginativa” di Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, ha contribuito a rafforzare in me l'idea che sia necessario cambiare il punto di vista, il paradigma, per favorire la giusta evoluzione del soggetto, anche e soprattutto nel trattamento in psicoterapia.

Idea che vorrei condividere con voi.

Il cambio di prospettiva sta già avvenendo, anche all'interno del movimento psicologico. La psicoterapia, che veniva vista dalla prospettiva di curare una malattia mentale, proprio come un medico sana una patologia, ricostituendo lo stato di salute del paziente, oggi è sempre più considerata come intervento che abbia il fine di accompagnare il soggetto che richiede aiuto (non un paziente, ma un cliente) verso la propria strada evolutiva, attraverso un percorso di crescita che solo lui può (ri)conoscere e determinare. La responsabilità delle scelte, rimane del soggetto che richiede aiuto. Ed il percorso è di crescita (teoricamente infinito, che punta ad un sempre più alto grado di benessere della persona e alla completa realizzazione della sue potenzialità), non un percorso di guarigione (che termina con la cura del sintomo dichiarato).

Non si tratta di guarire, bensì di evolvere. Il soggetto che richiede aiuto non è un malato, ma una persona in difficoltà, e il professionista non è un medico che cura una malattia, ma un esperto che offre tecniche e punti di vista utilizzabili dal cliente.

In questa nuova prospettiva, il termine counseling sta sostituendo quello di psicoterapia, indipendentemente dalle teorie di riferimento per il professionista, e sulla base di dati ormai consolidati.

Sono noti gli esiti di ricerche svolte per valutare l’efficacia della psicoterapia tradizionale. I risultati positivi dell'intervento psicologico, in termini di cura e di riduzione del disagio, sono rilevati da un 60-70% dei clienti. Tuttavia è difficile distinguere gli effetti dell'intervento del professionista dal miglioramento dei sintomi che può intervenire anche spontaneamente col tempo (nell'ordine del 40% dei casi non trattati) o dall'intervento di altri fattori. La differenza di risultati tra i miglioramenti con intervento psicologico e i miglioramenti senza intervento psicologico (nessuna terapia o aiuto informale offerto da non specialisti come amici, parenti, interlocutori della vita quotidiana), dai dati raccolti in queste ricerche, si attesta mediamente intorno al 20-30% dei casi.

I risultati della terapia, inoltre, non variano in modo significativo da una scuola psicologica all'altra. Non è facilmente valutabile se i risultati dipendano, almeno in parte, dalle caratteristiche personali dello psicologo o dalla sua formazione teorica specifica. Inoltre, il tipo di intervento che lo psicologo organizza, spesso, è determinato principalmente dalla sua teoria o tecnica di riferimento, piuttosto che dalle caratteristiche ed esigenze del soggetto, definite in fase di diagnosi. Così, il professionista di cultura freudiana fa accomodare il paziente sul lettino perseguendo associazioni, chi viene dalla bioenergetica induce esercizi di rievocazione corporea, il seguace dello psicodramma lo rende protagonista di una scena, chi pratica l'ipnosi induce stati di incoscienza.

Anche per questi motivi, sempre più psicologi, oggi, utilizzano nel proprio lavoro, non un modello teorico preciso, ma un tipo di approccio "eclettico" (modelli che variano da un caso all'altro) oppure "integrato" (un misto di modelli vari ricostruiti in una visione unitaria del singolo professionista).

Si va sempre più affermando, cioè, la convinzione secondo cui, nell’evoluzione della persona, ciò che conta di più è la capacità autopoietica del soggetto, che diviene il motore primo della propria crescita. La particolare tecnica utilizzata ha l'unico obiettivo di mettere il soggetto con cui si sta interagendo nelle condizioni di potersi confrontare con se stesso e di aiutarlo ad aiutarsi, trovando dentro sé le risorse per farlo.

A voi la parola.

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