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L'azienda migliora e soddisfa il mercato? Dipende dalla psicologia dell'imprenditore.


Il Sistema di gestione è il modo peculiare con cui una azienda fa quello che fa.


Un imprenditore sa bene di avere più o meno competitor che fanno un prodotto o un servizio simileal suo.


Ma sicuramente lo fanno in un modo diverso. Questo modo è il sistema di gestione.


Quando un sistema di gestione ISO non produce i risultati attesi, la spiegazione più frequente riguarda aspetti tecnici:

  • procedure poco chiare,

  • documentazione eccessiva,

  • consulenza inadeguata,

  • difficoltà interpretative delle norme ISO.


Questi aspetti possono incidere, ma la nostra esperienza (in centinaia di aziede) mostra che raramente sono la causa principale.


Nella maggior parte dei casi, il funzionamento reale del sistema dipende da come la direzione pensa, decide e reagisce nel lavoro quotidiano.


Avere un sistema di gestione efficace o averlo di facciata può fare la differenza fra successo e insuccesso, progredire guidando il cambiamento e essere in balia del contesto esterno e interno.


Questo articolo propone una riflessione sul ruolo dell’imprenditore, non solo come responsabile formale del sistema di gestione, ma come fattore psicologico e comportamentale che ne influenza profondamente l’efficacia, in particolare nei contesti di piccola e media impresa.



Il sistema di gestione ISO come estensione del modo di pensare della direzione


Un sistema di gestione ISO non è un’entità separata dall’imprenditore.


È, di fatto, una formalizzazione del modo in cui l’azienda affronta i problemi, prende decisioni e gestisce le priorità e il cambiamento.


La ISO 9001 dedica ampio spazio alla leadership (capitolo 5) perché il sistema tende ad allinearsi alle abitudini decisionali e all’impegno della direzione più che alle regole scritte.


Se l’imprenditore è abituato a intervenire direttamente, a decidere in emergenza o a rimandare le analisi strutturate, il sistema assorbirà queste modalità operative.


Dal punto di vista psicologico, questo accade perché l’imprenditore opera spesso sotto pressione cognitiva costante, con un carico decisionale elevato che favorisce risposte rapide, ma non sempre strutturate.


Le imprese in cui il sistema di gestione funziona mostrano alcune pratiche ricorrenti:

  • la direzione utilizza il sistema per prendere decisioni, non solo per dimostrare conformità;

  • i momenti di analisi (riesami, indicatori, audit interni) sono trattati come strumenti di governo, non come obblighi;

  • le priorità operative vengono dichiarate in modo coerente con quanto formalizzato nel sistema.


Una buona pratica iniziale consiste nel chiedersi se le decisioni strategiche passano effettivamente attraverso il sistema di gestione o se questo viene consultato solo in occasione degli audit.



Leadership e ISO 9001: quando il bisogno di controllo limita il sistema


Nelle PMI è frequente che l’imprenditore mantenga un controllo diretto su molte attività.


Questo comportamento nasce spesso da esperienze positive passate: risolvere problemi rapidamente, intervenire in prima persona, “tenere tutto sotto controllo”.


Nel tempo, però, questo schema può trasformarsi in un limite organizzativo:

  • le persone attendono indicazioni anche su attività già definite,

  • i processi funzionano solo con l’intervento diretto della direzione,

  • la responsabilità resta formale, ma non sostanziale.


Dal punto di vista della ISO 9001, questo incide sulla gestione dei processi (cap. 4.4) e sulla chiarezza dei ruoli (cap. 5.3), sulla definiziond i obiettivi (cap.. 6.2) e sulla strategia aziendale (cap. 4.1, 4.2, 6.1).


Dal punto di vista psicologico, riflette una difficoltà comune: passare dal fare al far funzionare, dal risolvere al creare condizioni stabili.


Un sistema di gestione efficace richiede che la direzione rinunci gradualmente al controllo operativo diretto per favorire autonomia e responsabilizzazione.


Le organizzazioni più mature adottano pratiche che riducono la dipendenza dal controllo diretto:

  • definizione chiara delle responsabilità operative, accompagnata da reale delega decisionale;

  • utilizzo dei processi come riferimento, evitando eccezioni continue;

  • disponibilità della direzione a tollerare errori controllati come parte dell’apprendimento.


Una best practice efficace è verificare periodicamente quali decisioni potrebbero essere prese senza l’intervento diretto della direzione, rafforzando processi e competenze.



Miglioramento continuo e abitudini mentali della direzione


Il miglioramento continuo viene spesso percepito come un’attività aggiuntiva, da affrontare quando “c’è tempo” o quando si avvicina un audit.


Questa visione è legata a un’abitudine mentale diffusa: privilegiare l’urgenza rispetto all’importanza.


Quando la direzione è costantemente focalizzata sulla gestione dell’immediato:

  • le analisi vengono rimandate,

  • le azioni correttive non vengono verificate,

  • i problemi ricorrenti diventano parte della normalità.


La ISO 9001 (cap. 9 e 10) presuppone invece un approccio riflessivo e ciclico.


Questo richiede una competenza psicologica specifica: la capacità di fermarsi, osservare i processi e accettare che il miglioramento non produca sempre risultati immediati, ma progressivi.


Il miglioramento continuo diventa efficace quando è sostenuto da routine semplici e costanti:

  • brevi momenti periodici di analisi dei problemi ricorrenti,

  • chiusura sistematica delle azioni correttive, con verifica dell’efficacia,

  • distinzione chiara tra gestione dell’urgenza e miglioramento del processo.


Una pratica diffusa nelle aziende più strutturate è riservare uno spazio fisso e non negoziabile al miglioramento, anche di durata limitata, ma regolare.



Procedure ISO e resistenza alla standardizzazione


La resistenza alle procedure non nasce quasi mai da pigrizia.


Più spesso è legata alla percezione che lo standard limiti la flessibilità e l’intuizione imprenditoriale.


Dal punto di vista psicologico, lo standard viene vissuto come una perdita di libertà decisionale.


Dal punto di vista organizzativo, però, l’assenza di standard costringe la direzione a riprendere decisioni già prese, aumentando il carico mentale e il rischio di incoerenze.


Le informazioni documentate (ISO 9001 cap. 7.5), se ben progettate, funzionano come strumenti cognitivi: riducono l’ambiguità, liberano attenzione e permettono alla direzione di concentrarsi su decisioni strategiche anziché operative.


Le imprese che superano la resistenza alle procedure adottano alcune accortezze:

  • documentazione essenziale, focalizzata su ciò che serve davvero,

  • procedure scritte con il contributo di chi le utilizza,

  • revisione periodica per eliminare parti inutilizzate o superate.


Una buona pratica consiste nel chiedersi se una procedura aiuta a decidere più velocemente o se aggiunge solo complessità. In quest’ultimo caso, va semplificata.



Errori, non conformità e reazioni emotive


Il modo in cui la direzione reagisce a errori e non conformità è uno degli indicatori più affidabili della maturità del sistema di gestione.


Reazioni impulsive, difensive o punitive sono spesso il risultato di:

  • identificazione personale con il risultato,

  • percezione dell’errore come minaccia,

  • pressione reputazionale.


Queste dinamiche, comprensibili dal punto di vista umano, producono però effetti organizzativi chiari:

  • riduzione delle segnalazioni,

  • informazioni incomplete,

  • miglioramento apparente.


La ISO 9001 (cap. 10.2) richiede un approccio in cui l’errore sia trattato come informazione sul processo, non come giudizio sulla persona.


Questo richiede regolazione emotiva e maturità decisionale, competenze fondamentali per il funzionamento del sistema.


Una gestione efficace delle non conformità richiede comportamenti coerenti:

  • separare l’analisi del problema dalla valutazione delle persone,

  • incoraggiare la segnalazione anticipata degli errori,

  • utilizzare le non conformità come input per il miglioramento dei processi.


Le aziende più mature adottano un linguaggio neutro e orientato al processo, evitando reazioni impulsive che scoraggiano la trasparenza.



Pianificare i processi invece di risolvere tutto


Molti imprenditori sono risolutori efficaci.


Tuttavia, la risoluzione diretta e continua dei problemi può diventare una strategia difensiva: evita il disagio del cambiamento strutturale, ma mantiene la dipendenza.


Pianificare i processi significa:

  • chiarire criteri decisionali,

  • rendere esplicite le priorità,

  • accettare che il sistema impari anche attraverso errori controllati.


Dal punto di vista psicologico, questo passaggio implica rinunciare al controllo immediato per ottenere stabilità nel tempo.


Le organizzazioni che crescono nel tempo mostrano un cambiamento nel ruolo della direzione:

  • meno interventi diretti, più definizione di criteri,

  • maggiore attenzione alla coerenza delle regole operative,

  • uso sistematico dei processi come riferimento per le decisioni.


Una pratica utile è chiedersi, di fronte a un problema, se la soluzione sta nel correggere il comportamento o nel migliorare il processo.


Un processo ben strutturato risulta meno sensibile alle competenze del singolo



L’impegno della direzione come comportamento, non come dichiarazione


L’impegno della direzione, richiesto esplicitamente dalla ISO 9001, non si esaurisce in documenti o dichiarazioni.


Si manifesta nei comportamenti quotidiani:

  • partecipare ai riesami con attenzione reale,

  • usare i dati per decidere, non solo per rendicontare,

  • sostenere il miglioramento anche quando mette in discussione abitudini consolidate.


Dal punto di vista psicologico, questo richiede disponibilità al cambiamento e capacità di tollerare l’incertezza, due competenze chiave per la sostenibilità del sistema.


Una best practice efficace è utilizzare il riesame della direzione come momento reale di governo, non come adempimento formale.



Conclusioni


Il sistema di gestione ISO è, in larga misura, uno specchio del modo in cui l’imprenditore pensa, decide e reagisce.


Non si tratta di mettere in discussione le competenze tecniche, ma di riconoscere che senza un’evoluzione comportamentale della direzione, il sistema resta molto fragile e di facciata, buono solo per ottenere un certificato alla parete.


Se un imprenditore sente di avere difficoltà in qualcuno degli ambiti psicologici di cui abbiamo parlato, è necessario che investa in soluzioni che lo aiutino a migliorare questi aspetti, per esempio attività di coaching o di mentoring.


Dall’analisi emerge che i sistemi di gestione più efficaci condividono alcune pratiche comuni:

  • coerenza tra ciò che la direzione dichiara e ciò che fa,

  • attenzione ai comportamenti oltre che ai documenti,

  • utilizzo del sistema come strumento di apprendimento continuo.


Il miglioramento non nasce da interventi isolati, ma dalla qualità delle decisioni ripetute nel tempo.



Tre domande per una riflessione operativa


Per avviare un miglioramento concreto, può essere utile chiedersi:

  1. In quali situazioni tendo a intervenire direttamente invece di rafforzare il processo?

  2. Quali problemi si ripresentano perché vengono gestiti in emergenza?

  3. Come reagisco quando emerge un errore o una non conformità?


Queste domande non richiedono risposte immediate, ma osservazione costante. Ed è proprio da qui che nasce il miglioramento continuo.



Il Kaizen Club come spazio di applicazione


Comprendere questi meccanismi è un primo passo.


Renderli operativi richiede continuità, confronto e metodo.


Il Kaizen Club di ISOFAIDATE è progettato proprio per sostenere queste pratiche nel tempo, offrendo:

  • confronto strutturato su casi reali,

  • riflessione guidata sui comportamenti decisionali,

  • applicazione pratica dei requisiti ISO ai contesti aziendali.


Le imprese che ottengono risultati duraturi sono quelle che investono non solo nel sistema, ma anche nella continuità del confronto e dell’apprendimento.

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